EGITTO DONO DEL NILO

L’Egitto deve tutto al Nilo. E’ il grande fiume che attraversando un territorio altrimenti desertico ha permesso che qui si sviluppasse una delle civiltà più affascinanti al mondo.

Ci riferiamo sempre all’Egitto come una entità unica, ma in realtà nella visione degli antichi egizi, la loro nazione era composta da due stati, governati da un unico sovrano. Ognuno dei due stati aveva una sua capitale, piante e animali simbolo.

Il Basso Egitto, la terra dell’Ape, corrispondeva all’area del delta del Nilo; suoi simboli erano la pianta di papiro e la dea cobra Uadjet; capitale era Menfi, Men-Nefer (Bel Monumento) in antico egizio, non lontano dal Cairo, Saqqara, Gizah, Dahshur le aree dove sorgevano sue imponenti necropoli. Il suo sovrano portava la bassa corona rossa.

L’Alto Egitto, la terra del Giunco, era la parte più meridionale, lungo il corso del Nilo, fino alla prima cateratta, nell’attuale località di Assuan; simboleggiato dal fiore di loto e dalla dea cobra Nekhbet; la capitale era Tebe dalle Cento Porte, Uaset in antico egizio; i suoi templi nelle località di Luxor e Karnak costituiscono ancora oggi testimonianza evidente dell’importanza e della ricchezza della città; le sue necropoli si estendevano sulla riva opposta del fiume, nelle località oggi note come Valle dei Re, Valle delle Regine, Medinet Habu, Deir el-Bahari. Il suo sovrano portava l’alta tiara bianca.

Per la maggioranza dei suoi 3.000 anni di storia, l’Egitto, le Due Terre, è stato governato da un unico sovrano, il Faraone, “colui che regna sul Giunco e sull’Ape”, che indossava la caratteristica doppia corona bianca e rossa simbolo della sovranità sull’Alto e sul Basso Egitto.

Ma le testimonianze della civiltà egizia non sono limitate entro i confini tradizionali dell’antico Egitto, tra il delta del Nilo e la prima cateratta ad Assuan, si estendevano anche più a sud, nella Nubia, l’antica Terra di Kush, per certi periodi indipendente, per altri sottomessa ai faraoni d’Egitto. Qui sorgono i famosi templi di Abu Simbel e File e, ancora più a sud, fuori dai confini dell’Egitto moderno, in Sudan, le città di Napata e Meroe.

L’EGITTO IN MUSEO

La più importante collezione al mondo di reperti della cultura egizia è quella conservata al Museo Egizio del Cairo. Fondato nel 1858, trovò la sua sede attuale definitiva nel 1902; espone più di 135.000 reperti, tra cui il corredo della famosa tomba di Tutankhamon, l’unica tomba ritrovata intatta nella Valle dei Re, luogo di sepoltura dei sovrani del Nuovo Regno.

E’ ritenuto secondo per importanza solo a quello del Cairo il Museo Egizio di Torino, il più antico museo al mondo dedicato esclusivamente alla civiltà egizia, nato nel 1824 dopo l’acquisto da parte dei Savoia della collezione di Bernardino Drovetti, console generale di Francia in Egitto. La sua importanza non deriva dal numero di reperti che conserva, ma dal fatto che fin dalla fine dell’800 i suoi direttori furono attenti a procurarsi oggetti che testimoniassero ogni aspetto della cultura egizia, compresa la vita quotidiana, e non solamente pezzi di elevato valore artistico, come fatto da altri musei europei.

In Egitto esistono alcuni musei minori in alcune delle molte località archeologiche del paese.

Il Museo di Luxor, inaugurato nel 1975, conserva reperti provenienti dall’antica città di Tebe e dalle sue necropoli.

Il Museo Internazionale della Nubia (o Museo Nubiano) ad Assuan, inaugurato nel 1997, presenta circa 3.000 reperti che raccontano la storia della Nubia dalla preistoria fino all’epoca islamica.

Il Museo Nazionale di Alessandria, inaugurato nel 2003, è particolarmente interessante per la storia più tarda dell’Egitto: 1.800 reperti che raccontano in particolare le ultime dinastie faraoniche e il periodo ellenistico-romano, in cui Alessandria fu la capitale di tutto il paese.

Il Museo di Imhotep a Saqqara è uno dei musei di più recente realizzazione (2006); dedicato all’antico architetto cui si deve il progetto della prima piramide (la piramide a gradoni di Djoser) presenta i reperti provenienti dall’antica necropoli della città di Menfi, capitale dell’Egitto durante l’Antico Regno.

Uscendo dall’Egitto, il museo che conserva il maggior numero di reperti di epoca faraonica dopo il Museo del Cairo è il British Museum di Londra, che conserva oltre 100.000 reperti di epoca faraonica. Un nucleo di oggetti provenienti dall’Egitto faceva parte del museo fin dalla sua fondazione, nel 1753, ma un deciso incremento avvenne durante l’800, a partire dalla sconfitta di Napoleone nella Battaglia del Nilo, cui seguì la confisca di numerosi reperti, tra cui la famosa Stele di Rosetta, tuttora conservata al British.

Ugualmente importante la collezione egizia del Museo del Louvre di Parigi, che conta ben 55.000 reperti. Tra i pezzi più importanti, la stele del re Djet, una delle più antiche opere d’arte dell’Egitto (I dinastia – 3.000 a.C. circa) e la statua dello scriba seduto da Saqqara, una delle sculture più famose dell’Antico Regno (2.500 a.C. circa).

Un’importante collezione egizia è conservata anche nei Musei di Berlino (Ägyptisches Museum und Papyrussammlung). Nata a partire dal 1828, con l’acquisto della collezione del mercante triestino Giuseppe Passalacqua, si è arricchita successivamente, anche grazie a campagne di scavo nel sito dell’antica Tell el-Amarna, l’effimera capitale voluta dal faraone Amenofi IV Akenaton e da cui proviene la famosa testa ritratto della regina Nefertiti, uno delle più celebri opere d’arte dell’antico Egitto.

Fuori dall’Europa degne di nota sono le collezioni egizie del Museum of Fine Arts di Boston e del Metropolitan Museum di New York, dove è conservato anche un intero tempio egizio: il tempio di Dendur, donato agli Stati Uniti dal governo egiziano come ringraziamento per l’opera di salvataggio dei monumenti della Nubia, messi in pericolo dalla costruzione della diga di Assuan e la conseguente formazione del lago Nasser.

I FARAONI D’EGITTO NELLA STORIA

La storia dell’Egitto si sviluppa per oltre 3.000 anni, dal regno del primo mitico faraone Menes o Narmer (intorno al 3100 a.C.), che unificò l’Alto e il Basso Egitto, fino a Cleopatra VII, ultima regina dell’Egitto indipendente (51-30 a.C.). In realtà conosciamo anche il nome di alcuni sovrani che regnarono nel periodo predinastico (precedentemente alla prima dinastia regnante) tra cui il famoso Re Scorpione; inoltre l’imperatore romano Augusto, che conquistò il paese nel 30 a.C., formalmente non unì l’Egitto al resto dell’impero, ma lo tenne come suo possesso personale, presentandosi come nuovo faraone; la storia dell’Egitto può essere quindi considerata ancora più lunga.

I sovrani che regnarono sull’antico Egitto sono divisi in Dinastie e queste a loro volta articolate in periodi: l’Antico Regno (dalla I alla VI dinastia), il Primo Periodo Intermedio (dalla VII alla X dinastia), il Medio Regno (XI e XII dinastia), il Secondo Periodo Intermedio (XIII-XVII dinastia), il Nuovo Regno XVIII-XX dinastia), il Terzo Periodo Intermedio (XXI-XXV dinastia), il Tardo Regno (XXVI-XXX dinastia) e infine l’epoca ellenistica o Tolemaica (Alessandro Magno e la dinastia dei Tolomei).

Antico e Medio Regno

L’Antico Regno (3.150-2192 circa) è l’epoca delle piramidi. Alla terza dinastia apparteneva il faraone Djoser, costruttore della prima piramide, a gradoni, di Saqqara; alla IV dinastia invece appartenevano Cheope, Chefren e Micerino, costruttori delle famose tre piramidi di Gizah.

Dopo il lunghissimo regno del faraone Pepi II (oltre 90 anni secondo alcune fonti), ultimo sovrano della VI dinastia, segue un lungo periodo di anarchia in cui l’Egitto si frazionò in numerosi piccoli stati. Fu il faraone Mentuhotep II, della XI dinastia del Medio Regno, regnante su Tebe, che intorno al 2.000 a.C. unificò nuovamente l’Egitto. Amenemhat I, primo re della XII dinastia, trasferì la capitale da Tebe a una nuova città, posta più a nord, nell’oasi del Fayyum, in modo da controllare meglio l’esteso paese: Ittaui, che in antico egizio significa “Conquistatore dei Due Paesi”. Ultimo sovrano del Medio Regno fu la regina Nefrusobek, prima donna faraone storicamente accertata; alla sua morte seguì un nuovo periodo di lotte interne che culminarono con l’invasione del Basso Egitto dal popolo straniero degli Hyksos, provenienti dall’area siro-palestinese/anatolica.

Il Nuovo Regno

Fu il faraone Ahmose I fondatore della XVIII dinastia, che cacciò gli Hyksos dall’Egitto (1550 a.C. circa) riunificando il paese e dando inizio al Nuovo Regno, la fase forse di maggior splendore e potere politico dell’antico Egitto. Appartennero a questa dinastia la regina Hatshepsut, che assunse le insegne della regalità, compresa la barba finta caratteristica dei faraoni, proclamandosi figlia del dio Amon e fece costruire il famoso tempio funerario di Deir el-bahari; il suo figliastro Thutmosi III, sotto il cui regno l’Egitto raggiunse la massima espansione territoriale, dalle rive dell’Eufrate alle coste della Fenicia; il “faraone eretico” Amenofi IV Akhenaton, che proclamò il culto del dio unico Aton e trasferì la capitale del regno nella nuova città di Akhetaton (Tell el Amarna); fu probabilmente suo figlio il faraone Tutankhamon, che regnò pochissimi anni, morendo poco più che adolescente a circa 18 anni, ma passando alla storia per il suo sepolcro, unica tomba faraonica rinvenuta intatta con il suo corredo nella Valle dei Re. Apparteneva invece alla XIX dinastia uno dei più famosi faraoni della storia egizia: Ramesse II, che regnò per oltre 70 anni, morendo circa 90enne; grazie all’analisi della sua mummia sappiamo che aveva il naso aquilino, la carnagione chiara e i capelli rossi; intensa fu la sua attività edilizia, a lui si deve, tra gli altri, l’edificazione del tempio di Abu Simbel, dedicato anche all’amatissima moglie Nefertari e il suo tempio funerario a Luxor, il Ramesseum, lungo quasi un km. Ultimo sovrano della XIX dinastia fu un’altra donna, Tausert, sotto il cui regno probabilmente avvenne la guerra di Troia e alla cui morte seguì un breve periodo di guerra civile. La stabilità ritornò con la XX dinastia, i cui sovrani, tranne il primo, portarono tutti il nome di Ramesse. Il più importante fu probabilmente Ramesse III, che affrontò e respinse l’invasione dei cosiddetti Popoli del Mare; durante il suo regno è documentato il primo sciopero della storia. Il suo imponente tempio funerario sorge a Medinet Habu. La dinastia si conclude Ramesse XI, sotto il cui regno l’Egitto torna a frammentarsi e la zona di Tebe si rende di fatto autonoma sotto il governo del sommo sacerdote di Amon.

Il Terzo Periodo Intermedio e la decadenza dell’Egitto

Con la XXI dinastia comincia il Terzo Periodo Intermedio e l’Egitto torna a spaccarsi. Mentre il sud si rese di fatto autonomo sotto il governo dei Grandi Sacerdoti di Amon, la capitale venne trasferita a Tanis, nel delta del Nilo; la sua necropoli ha restituito alcune tombe reali dal ricco corredo: tra queste quella del faraone Psusennes I, la cui mummia recava ancora una splendida maschera funeraria in oro ed era posta entro un sarcofago d’argento. Tutti i sovrani della XXII dinastia erano di stirpe libica; il fondatore fu il principe Sheshonq che elesse a sua capitale Bubastis e si confrontò con il re d’Israele Salomone e, dopo la sua morte, arrivò a saccheggiare Gerusalemme. La XXIII dinastia si sovrappose parzialmente alla precedente, regnando su parte del delta e del Medio Egitto. Contemporanei ai precedenti anche i due faraoni della XXIV dinastia; al secondo di questi, Bocchoris, appartenne un vaso rinvenuto in una tomba di Tarquinia, caposaldo della datazione dei corredi etruschi di epoca orientalizzante. La XXV dinastia invece era di stirpe nubiana, discendente dei sacerdoti cacciati da Tebe dal faraone Sheshonq: Shabaka riunificò nuovamente l’Egitto, uccidendo il rivale Bocchoris. L’ultimo faraone della dinastia fu Tanutamani, che, dopo avere tentato di riconquistare i principati del delta, nel frattempo diventati vassalli degli assiri, fu sconfitto dall’esercito del re Assurbanipal che arrivò a conquistare Tebe, saccheggiando i tesori del tempio di Amon a Karnak.

L’epoca tarda e la fine dell’Egitto indipendente

Il primo re della XXVI dinastia fu Psammetico I, riconosciuto sovrano dagli Assiri come ricompensa per la fedeltà mostrata dal padre nel periodo della lotta tra Egitto e Assiria; tuttavia egli riuscì ad unificare nuovamente l’Egitto e a renderlo nuovamente indipendente cacciando le guarnigioni assire. Ultimo re della dinastia fu Psammetico III, sotto il cui regno l’Egitto fu invaso dai Persiani di Cambise, che si proclamò faraone, dando origine alla XXVII dinastia. I faraoni della XXVIII, XIX e XXX dinastia riuscirono solo brevemente a liberare l’Egitto dal dominio persiano che mantenne sostanzialmente il controllo del paese fino alla conquista di Alessandro Magno. Il re macedone edificò nel delta del Nilo la città di Alessandria e, recatosi nell’oasi di Siwa, ove esisteva un famoso oracolo di Ammon, si proclamò figlio di Zeus-Ammon e quindi faraone d’Egitto.

Alla morte di Alessandro (323 a.C.) il suo immenso impero fu suddiviso tra i suoi generali e l’Egitto spettò a Tolomeo I. La sua famiglia governò l’Egitto, adottandone usi, costumi e religione, per circa 300 anni, fino alla regina Cleopatra VII che fu sconfitta da Ottaviano Augusto, sancendo l’annessione dell’Egitto all’Impero Romano.